L’Acquedotto di Augusto

Sono ben note la grandezza e la diffusione dell’Architettura e dell’Ingegneria romana in tutto l’Impero.

La Campania fu una regione particolarmente privilegiata, la Campania Felix, come dimostrano gli imponenti resti archeologici che ancora oggi possiamo ammirare. Nel giro di pochi decenni furono realizzate opere straordinarie, come le tre grandi gallerie: la Cripta Neapolitana, la Grotta di Seiano e la Grotta di Cocceio, ma forse l’opera più imponente fu l’Acquedotto di Augusto, lungo circa 100 km, che si estende capillarmente in tutta la regione e che rappresenta la più grande opera idraulica dell’antichità.

E’ incredibile che l’acqua giungesse da lontanissime fonti ai ponti Rossi e, passando nel ponte canale della Sanità, si diffondesse a Napoli come a Pozzuoli , fino al Nisida e alla Piscina Mirabilis, meraviglioso complesso di tecnica costruttiva.

L’Acquedotto è realizzato attraverso gallerie  e viadotti che ancora oggi lasciano sorpresi gli ingegneri per la loro magnificenza e per la perizia tecnica di cui sono testimonianza. Ci lasciano attoniti la capacità di tracciamento delle gallerie e la conoscenza geologica  e geotecnica dei luoghi, così come la perizia di scavo delle gallerie, con pozzi di luce che, nel caso della galleria di Cocceio, raggiungono fino a cinquanta metri di profondità. Il metodo di scavo, le armature lignee nei terreni sciolti, gli stessi attrezzi, immortalati nei bassorilievi delle pareti della grotta di Cocceio, sono rimasti invariati e insuperati per due millenni, fino all’inizio del secolo scorso. Anche la tipologia costruttiva dei ponti canale, con tratti molto lunghi e archi di luce variabile, si tramanda immutata nel tempo, fino a trovare una moderna e imponente realizzazione nell’acquedotto Carolino, progettato da Vanvitelli a metà del ‘700, che alimenta la Reggia di Caserta, San Leucio e Carditello.

Nell’acquedotto ci sorprendono la perizia esecutiva delle murature, con particolari stupefacenti nel taglio dei laterizi e del tufo, così come nella realizzazione di un cocciopesto di durabilità infinita, e ancora l’attenzione alla economia dell’opera, come dimostra il riuso di tegole nella realizzazione delle ghiere degli archi. Opere di incredibile perizia erano i Castellum Aquae, che oggi chiameremmo serbatoi per il deflusso e lo smaltimento, indispensabili alla regolamentazione e alla deviazione dei flussi idrici. Si ha notizia di diversi Castelli, da quelli probabilmente situati a piazza Cavour e a San Pietro a Maiella, a quello splendido e perfettamente conservato di Pompei a Porta Vesuvio. Quest’ultimo, come si può osservare ancora oggi, alimentava la città in maniera sapiente: il primo livello del serbatoio portava l’acqua  ai ninfei e alle fontane decorative, il secondo alle terme e il terzo, ultimo a esaurirsi, alle abitazioni e alle fontane pubbliche, essenziali alla vita della città.

L’acquedotto funzionò per secoli, anche se con importanti interventi di ristrutturazione, proprio come si legge nei due ponti canale della Sanità; ciò fu dovuto a eventi catastrofici, come i terremoti del 62 e del 79 dopo Cristo, e alle mutazioni orografiche del territorio, che vediamo, nei secoli, profondamente alterato nella sua configurazione. Ma l’acquedotto era un’opera di troppo rilievo per essere dimenticata ed ecco i tentativi, nei secoli successivi, di esplorarlo e di riattivarlo. Il più importante è quello ordinato a Pietro Antonio Lettieri da Don Pedro de Toledo nel ‘500, abbandonato per l’elevato costo, e poi quello di Afan de Rivera, nei primi decenni dell’800. Ormai premevano altri interessi e, dopo il colera del 1884, fu realizzato un nuovo acquedotto dalla Naples Water Works Company della Società Veneta.

Innumerevoli sono nei secoli, sia in Italia sia all’estero, gli studi sull’acquedotto di Augusto le cui tracce, di tempo in tempo, vengono alla luce lungo il suo infinito percorso. Oggi siamo qui per un ritrovamento eccezionale dal punto di vista archeologico e da quello tecnico scientifico. Ciò lo dobbiamo alla tenacia e alla dedizione culturale di persone esemplari che, in una città difficile come poche e nel triste silenzio delle istituzioni, svolgono con inusitata passione ricerche sul tessuto archeologico della Sanità, portando un alto contributo alla conoscenza e alla valorizzazione della nostra città. A queste persone va il nostro ringraziamento e il nostro incoraggiamento.

 

Intervento di Salvatore D’Agostino alla Conferenza stampa per la presentazione della scoperta di un tratto dell’Acquedotto Augusteo nell’area dei Miracoli.

venerdì 9 marzo 2018, Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli.

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